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Chiavi:
M - Roberts 1995
F - Brignoli 1976
fotografia: Emanuele Biggi
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| CLASSIFICAZIONE |
Classificazione: Arachnida - Araneae - Araneomorphae
- Haplogynae famiglia: Segestriidae
Nome scientifico: Segestria florentina (Rossi,
1790); l'autore la descrisse come Aranea florentina in
"Fauna etrusca, sistens Insecta quae in provinciis Florentina
et Pisana praesentim collegit" (dati da P. Bonnet "Bibliographia
araneorum" pp. 546, 3999-4002). Segestria è un
termine latino citato da Svetonio, che indica una sopraveste di
pelle intrecciata: è stato molto probabilmente usato per
ricordare la tana tubolare di seta intrecciata che viene tessuta
dal ragno come rifugio. Per quanto riguarda l’attributo
specifico la derivatio nominis appare più incerta: potrebbe
indicare la preferenza per Firenze e le città dell’Italia
centrale (gli antichi bastioni e i bugnati di medicea memoria
sono infatti molto apprezzati da questo ragno); oppure derivare
da florenter (=brillante), con riferimento ai riflessi metallici
dei cheliceri.
Nome comune: per i popoli anglosassoni è detta
anche semplicemente “Tube web spider”, per evidenziare
l’abitudine di costruirsi tane tubolari di seta.
Note alla nomenclatura: il genere Segestria,
inizialmente incluso nella famiglia dei Dysderidae, è
stato in seguito trasferito nella nuova famiglia dei Segestriidae.
Un sinonimo molto usato in passato per questa specie era Segestria
perfida (per il carattere talvolta molto aggressivo).
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| ETOLOGIA |
| Abitudini:
la specie ha la prerogativa di costruirsi una tana di seta
tubolare orizzontale utilizzando anfratti di varia natura
come sostegni portanti; la più spettacolare che mi è
capitato di vedere di questo tipo era infilata tra le trame metalliche
di una saracinesca, la base posteriore parallela a queste ultime
e l’ingresso aperto ad imbuto verso l’esterno. Soprattutto
nei soggetti giovani è comune la costruzione di strutture
tubolari completamente addossate alle angolature dei muri. Ove presenti,
la specie gradisce molto buchi e pertugi, che colonizza foderandoli
di seta; ad ogni modo una condizione di sopravvivenza molto importante
è la possibilità di disporre di doppio ingresso (nel
caso dei tubi “esterni”) o quantomeno di buchi molto
profondi e spaziosi. Ciò ha la funzione di difesa contro
gli attacchi dei predatori: il ragno dispone di una sorta di uscita
di emergenza e non corre il rischio di venire stanato, per esempio
da una vespa (tra i pochi predatori degli individui giovani, e poi
preda degli esemplari adulti…). All’esterno della tana
si estende una larga raggiera di fili di seta, leggermente sollevata
dalla superficie per mezzo di numerosi puntelli di seta, con la
funzione di dare al padrone di casa il segnale del passaggio di
una preda: il ragno esce repentinamente allo scoperto, trafigge
la vittima con i suoi cheliceri potenti e la trascina nel tubo per
consumarla con calma. Pare che la ragnatela a raggiera sia la forma
di ragnatela più antica ed elementare, dalla quale si sono
poi evolute tutte le altre. Durante la sua vita la Segestria
è sedentaria, ad eccezione del periodo riproduttivo
(i maschi adulti cessano di nutrirsi e diventano erranti) e della
dispersione: i ragnetti neonati abbandonano la tana materna e, sostenuti
da un filo di seta (il cosiddetto filo aeronautico), si lasciano
trasportare dal vento anche a notevoli distanze (gli anglosassoni
chiamano il fenomeno balooning, con chiaro riferimento ai palloni
aerostatici). I giovani ragni conducono una vita assolutamente solitaria:
appena trovato un luogo adeguato iniziano la costruzione di una
tana, e se vengono tenuti in cattività in uno stesso contenitore,
anche spazioso, iniziano a divorarsi tra di loro (non tanto per
fame, quanto a causa della competizione interspecifica per la conquista
delle risorse trofiche).
Habitat: secondo alcuni autori questo è
un ragno molto adattabile, che può essere rinvenuto tanto
nelle cantine quanto in alberi, muri o scogliere. Per mia esperienza
personale posso dire che questa specie pare contendersi con Tegenaria
il titolo di “ragno cittadino per eccellenza”, avendo
come habitat ottimale i muri fessurati di vecchi edifici di città,
nell’umbratile atmosfera di stradine tranquille, poco trafficate
(troppo sole, caos e smog non sono graditi, tuttavia in Toscana
mi è capitato di osservare vecchie murature in pieno sole
completamente colonizzate) e possibilmente vicino ad un corso d’acqua,
fonte di cibo (ditteri, efemerotteri) e di umidità (ripeto
che però la si può trovare pure in ambienti asciutti).
Aggressività: gli esemplari giovani, se
stanati e molestati, si affidano alla loro grande velocità
e si danno alla fuga; gli esemplari adulti possono, a seconda del
carattere (sembrerebbe incredibile eppure è così),
tentare la fuga o ergersi combattivi e spalancare i possenti cheliceri
con fare intimidatorio. Questa caratteristica è utile nel
caso di maschi adulti in allevamento, poiché per farli vivere
più a lungo è possibile stuzzicarli e letteralmente
infilargli il cibo tra le fauci: il più delle volte accettano
volentieri. Il morso da parte di esemplari adulti è ben doloroso,
tuttavia le sue conseguenze risultano essere pressoché irrilevanti.
Per opinioni più autorevoli riporto i commenti di alcuni
autori:
L.Berland scrive: "... Dugès s'est
fait mordre jadis volontairement par cette Araignée, sans
en ressentir autre chose que des symptomes locaux tout à
fait bénins."
M.Phisalix scrive: "... deux formes cliniques
d'Aranéisme: A. nerveux; A. gangréneus. La dernière
forme s'accompagne parfois de symptomes intenses: délire,
hémorrhagies, fièvre, ictère. On accuse de
ces accidents la Segestria perfida, le Filistatis hibernalis ...;
mais les cas où l'araignée a été saisia
sur le fait sont assez rare pour qu'on n'ajoute qu'un crédit
limité à cette assertion."
J.Haupt scrive:" Inquiétée,
elle n'hésite pas attaquer. Sa morsure est très douloureuse."
S. Bettini & P.M. Brignoli scrivono: "The
large Segestria florentina is a common synanthropic spider found
in most of the world's regions. It is well known (Duges, 1836) that
the bite of this species causes no symptoms in man, except for slight
local redness and swelling."
Rapidità di crescita: è variabile perché
dipendente dalla disponibilità di cibo; in cattività
nutrendo adeguatamente in modo da stimolare le mute ed evitando
il letargo invernale è possibile passare da uovo ad adulto
in circa un anno/un anno e mezzo (gli stessi tempi di muta comunque
possono essere molto lunghi e superare le tre/quattro settimane);
in natura, specialmente in certi ambienti urbani particolarmente
poveri di risorse trofiche, l’intero ciclo può durare
anche tre/quattro anni. Raggiunta la maturità sessuale il
maschio in genere non vive che pochi mesi (massimo sei mesi in cattività
se continuamente alimentato) la femmina invece può vivere
altri due/tre anni. Il periodo di accoppiamento va da aprile a giugno
(punte massime in maggio), tuttavia è possibile rinvenire
maschi adulti erranti pressoché in ogni periodo dell’anno.
La femmina accoppiata durante la sua vita depone, uno per volta,
diversi ovisacchi bianchi all’interno della tana (in genere
uno a primavera e uno in estate); le uova si schiudono dopo circa
due/tre mesi e i piccoli dopo una settimana iniziano la dispersione
(contemporaneamente la madre espelle i resti dell'ovisacco e ripulisce
la tana).
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| DESCRIZIONE |
Morfologia: la femmina adulta
presenta il cefalotorace nero lucido con sei piccoli occhi disposti
in tre diadi come da schema: [ 8 °° 8 ];
le zampe sono anch’esse nere e lucide, robuste e con lieve
peluria; solo il quarto paio è rivolto all’indietro
(questa caratteristica permette al ragno di impiegare non quattro
ma sei zampe quando si pone all’imboccatura della tana nell’atto
di captare le vibrazioni attraverso i fili di seta); i cheliceri
sono pronunciati e sporgenti, di colore verde-violaceo con riflessi
metallici; l’addome è di forma cilindrica, appiattito
dorsalmente e centralmente e arrotondato caudalmente; presenta
una colorazione nerastra con un motivo dorsale grigio a lisca
di pesce, meno marcato che nel genere Tegenaria; dimensioni del
corpo: 2 cm circa. Il maschio adulto presenta
zampe più allungate, cheliceri neri e leggermente meno
sviluppati, pedipalpi terminanti con due bulbi copulatori molto
evidenti e caratteristici, a forma di aculeo di scorpione; dimensioni
del corpo: 1,5 cm circa (tuttavia visto camminare lungo un muro
appare pure più grande di una femmina).
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Gli individui giovani hanno una colorazione più tendente
al marroncino che al nero e, se non dopo la muta finale, è
difficile determinarne il sesso.
Particolarità: seppure molto rara esiste una varietà
di S. florentina di colore rosso, tuttavia le informazioni
in proposito sono molto scarse.
Specie simili: in Italia sono presenti anche S. senoculata
e S. bavarica, molto simili a S. florentina ma
di dimensioni inferiori.
fotografie: Daniele Migliorini |
| ALLEVAMENTO E RIPRODUZIONE |
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Allevamento: a mio avviso in
virtù del suo fascino, della sua intrigante bellezza e della
sorprendente longevità, questa specie in cattività
può essere fonte di grandissime soddisfazioni; una volta
ambientatasi non sembra soffrire minimamente neppure se posta in
spazi angusti, tuttavia bisogna avere molta pazienza durante il
primo periodo di allevamento, cercando di entrare in “sintonia”
con il suo carattere. E’ estremamente abitudinaria e qualsiasi
sconvolgimento sembra inquietarla molto; non sempre apprezza i rifugi
artificiali che le vengono proposti, può rifiutarsi di costruire
una nuova tana e stare per dei lunghi periodi su un semplice lenzuolo
di seta (dal quale riesce comunque a cacciare). Il terrario adatto
ad ospitarla dovrà essere essenziale, magari con le pareti
ricoperte di catone o compensato e qualche pertugio spazioso, riparato
e con doppia uscita. Gli adulti ben si adattano ad ogni possibile
preda e, se abituati alla vostra presenza, possono uscire allo scoperto
per attaccarla anche di giorno in piena luce: non dovete far altro
che lasciar passeggiare la vittima nei pressi della tana. Con gli
esemplari giovani è necessaria più pazienza (appena
nati sono davvero minuti e dovranno essere alimentati con moscerini
e drosofile), tuttavia mi è capitato di vedere un individuo
di pochi millimetri azzannare una tarma della farina enormemente
più grande di lui e consumarla fuori dalla tana. La frequenza
con la quale somministrare il cibo è da valutare, caso per
caso: in funzione di ciò aumenterà o rallenterà
la velocità di crescita, senza particolari problemi; in inverno
è possibile lasciare i ragni al freddo, in tal modo entreranno
in diapausa invernale, oppure dentro casa e continuare a nutrirli,
in tal modo si accelereranno i tempi di crescita. In genere non
è necessario fornire acqua, tuttavia nei periodi più
caldi è possibile nebulizzare leggermente in corrispondenza
dell'ingresso della tana.
Riproduzione: l’accoppiamento non presenta
particolari difficoltà tuttavia, almeno in cattività,
appare piuttosto violento. Appena i due esemplari si incontrano
(sempre meglio spingere la femmina verso il maschio e non viceversa,
considerato che nel caso contrario è probabile che venga
ucciso) la femmina si mostrerà aggressiva e tenterà
in genere in attacco. Il maschio, se recettivo, proverà a
distanziarle con le quattro zampe anteriori. Una volta riuscito
a posizionarsi direttamente di fronte alla femmina la inclinerà
leggermente all'indietro e contemporaneamente, con movimento fulmineo,
la bloccherà con i cheliceri nella zona appena sopra all'epigino
(taluni maschi,forse in preda all'agitazione sbagliano posizione
e la prendono lateralmente, provocando lacerazioni nell'addome a
volta molto gravi). Dopo di ciò tenendola bloccata con le
sei zampe anteriori a forma di raggiera darà inizio all'accoppiamento
vero e proprio della durata di circa due minuti, fuggendo infine
velocemente. |
| REPERIBILITA' |
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Distribuzione:
la specie è presente in quasi tutta Europa, in Nord-Africa
e Asia minore, con netta preferenza per le regioni più calde
e con inverni più miti; si presume che in Italia sia pressoché
ovunque presente. Pesarini, nella sua check-list delle specie italiane,
la segnala mancante solo in Sicilia, ma questo, come suggerisce
la distribuzione globale, potrebbe dipendere da carenza di ricerche.
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| AUTORI |
Autore: Guido Di Martino
Contributi: Claudio Arnò, Emiliano Umelli, Daniele
Migliorini,
Fotografie: Emanuele Biggi, Daniele Migliorini |
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