Chi sono i Salticidae? Scopriamo insieme il magnifico mondo dei ragni più carini di tutti!
A cura di Davide Ottaviani

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ToggleINTRODUZIONE
La famiglia dei Salticidae (Blackwall, 1865) è quella con il maggior numero di specie dell’ordine Araneae e ospita i più comunemente definiti “ragni saltatori” (Fig. 1). Ad essa appartengono 677 generi e ben 6533 specie, di cui 41 generi e 145 specie ritrovabili sul territorio italiano (World Spider Catalog, 2024).
La particolare denominazione riporta alla loro caratteristica principale, vale a dire quella del salto. Derivando dal termine latino salticus, che significa “che salta”, questi aracnidi sfruttano proprio l’abilità del balzo, sia per effettuare spostamenti più rapidi ed efficaci, sia per cacciare.

GENERALITA’
I ragni saltatori presentano generalmente dimensioni ridotte, adatte quindi a balzi e acrobazie. Le specie più grandi della famiglia, ad esempio quelle appartenenti ai generi Hyllus e Phidippus (C.L.Koch, 1846), possono raggiungere al massimo i 2.5 centimetri di corpo.
Ciononostante, riconoscere un Salticidae risulta alquanto semplice anche per i meno esperti, grazie a varie proprietà distintive:
- La disposizione oculare inconfondibile, determinata da quattro (degli otto totali) occhi rivolti avanti, di cui due centrali molto evidenti;
- La forma del cefalotorace, il quale si dimostra squadrato e più pronunciato nella zona anteriore, dove si può facilmente distinguere una “faccia” capace di guardare in avanti e perpendicolare alla direzione di movimento;
- L’assetto delle zampe, solitamente mantenute piegate vicino al corpo e con quelle anteriori a volte leggermente allungate e/o con spessore enfatizzato;
- I movimenti “robotici”, che offrono meno corse frenetiche e più scatti direzionati, naturalmente includendo la possibilità di balzi.
Fig. 1-6: Gli occhi enormi e l’aspetto compatto di questi ragni sono gli aspetti che ne permettono il rapido riconoscimento.
UNA POTENTE VISTA

Una delle caratteristiche peculiari dei Salticidae è la vista.
Nonostante si tratti pur sempre di ocelli, ossia un tipo di occhi dalla struttura antica, la loro vista risulta essere una delle più sviluppate nel mondo dei ragni. Infatti, azioni quali la cattura delle prede, l’esplorazione, l’atteggiamento intimidatorio, e perfino il corteggiamento, hanno come nucleo derivante proprio l’attributo visuale.
Come menzionato prima, gli occhi dei salticidi sono posizionati ai lati del cefalotorace (non sopra o solamente su una fila frontale, come per altre famiglie), e si distinguono in 4 categorie con compiti più o meno specializzati (Fig. 7):

- Anteriori mediani (AME, antero-median eyes), ossia il paio di ocelli più grandi e complessi dotati di una retina mobile capace di offrire sia una vera e propria visione tridimensionale degli ambienti e dei movimenti, sia una minima varietà cromatica che, anche se limitata, aumenta nel ragno la possibilità di consapevolezza durante le differenti situazioni. Questi, nonostante l’alta risoluzione delle immagini, offrono una percezione del campo visivo statica e molto limitata, di pochi gradi, ma la loro struttura tubolare a quadruplo strato retinico garantisce un’eccellente lunghezza focale sui diversi obiettivi, tramite una dinamica di rotazioni interne (grazie ai 6 muscoli ad essi collegati) e traduzioni degli input esterni, movimenti visibili persino da fuori ad occhio nudo (Land,1969);
- Anteriori laterali (ALE, antero-lateral eyes), vale a dire il paio di ocelli disposti accanto alla coppia di mediani. Sono gli ocelli secondari con la maggiore acutezza per i minimi dettagli e, anche se meno sviluppati, risultano utilissimi per un avanzato ampliamento del campo visivo, raggiungendo quasi una visione stereoscopica da soli, e per una minore rilevazione degli spostamenti (Figg. 8-9);
- Posteriori mediani (PME, postero-median eyes), ocelli molto piccoli e rilevanti solo per il completamento della visione grandangolare;
- Posteriori laterali (PLE, postero-lateral eyes), ocelli meno piccoli che contribuiscono alla vicinanza della vista a 360 gradi.
ADATTAMENTO E SVILUPPO COMPORTAMENTALE
I ragni saltatori presentano dei comportamenti anche molto complicati, ed è anche per questo che vengono studiati moltissimo dagli etologi. Ad esempio, una recentissima pubblicazione scientifica (Rößler, 2022) ipotizza, tramite verifiche sperimentali di osservazione, che anche i salticidi siano in grado di attraversare una simil fase REM (Rapid Eye Movement) durante il sonno. La specie soggetto in questione, Evarcha arcuata, è stata esaminata mentre assumeva una posizione di riposo singolare ma non troppo rara nella famiglia, ossia quella nella quale l’esemplare rimane appeso ad un filo di seta a testa in giù durante la notte. Gli scienziati del gruppo di ricerca hanno osservato combinazioni coordinate di movimenti retinici (negli spiderlings, il primo stadio di sviluppo, data la cuticola esoscheletrica più trasparente) e generali contrazioni di arti, del prosoma e dell’opistosoma, sintomi che portano a conclusioni quali quella dell’effettiva capacità di questi ragni di sognare. Naturalmente, non si esclude la possibilità che le peculiarità elencate siano condivise dalle altre famiglie di ragni, ma di certo risultano più evidenti e più facili da studiare sui Salticidae!
IL SALTO
Arriviamo alla fonte della loro popolarità, il salto, partendo dal presupposto che le zampe addette a tale azione sono prive di veri e propri muscoli estensori. Difatti, a differenza di molti insetti capaci di compiere balzi, quali cavallette o grilli, i ragni saltatori non posseggono alcuna specializzazione dei loro arti atta a favorire il completamento del salto. Nonostante questo, possono compiere salti lunghi anche trenta volte la lunghezza delle loro zampe (Nentwig, 2013). Lo slancio è invece provocato dal semplice ma improvviso raddrizzamento delle zampe posteriori, sfruttando la forza generabile dal loro sistema idraulico, e l’accelerazione nell’atto è di ben 50 m/s2, 5 volte maggiore di quella di un’auto di Formula 1. Seguente è la dinamica del balzo con i compiti dei diversi arti (Parry & Brown, 1959):
- Il quarto paio è posizionato su un piano parallelo a quello sagittale verticale dell’animale, e durante l’azione raggiunge la massima estensione;
- Il terzo paio è posizionato lateralmente, e si muove lungo un piccolo angolo per poi effettuare il distacco da terra;
- Il primo e il secondo paio sono mantenuti a mezz’aria, con le punte rivolte in avanti, dato che non contribuiscono all’azione bensì all’atterraggio e all’eventuale attacco nei confronti di una preda-bersaglio.
È ovvio che il successo dell’operazione non viene mai dato per scontato, infatti la peculiarità comportamentale dei Salticidae sta anche nell’utilizzo della cosiddetta “safety line” di seta, normalmente sfruttata dalle altre famiglie come filamento provvisorio d’aiuto nella costruzione della ragnatela, proprio per prevenire una caduta data da un fallimento nel salto. Inoltre, grazie al filo di sicurezza, i ragni saltatori riescono anche a controllare la traiettoia del balzo aggiustandola, ad esempio, a seconda dell’esigenza (Chen et al., 2013).
Video di esperimenti sulla dinamica del salto condotti con Phidippus regius (Nabawy et al. 2018)
HABITAT

Nonostante le foreste tropicali ospitino la maggior parte delle specie di ragni saltatori, risulta quasi impossibile stabilire un tipo di habitat generico (come d’altronde capita spesso per molte altre famiglie di ragni). Infatti, i Salticidae abitano una varietà di ambienti, quali boschi, deserti, zone intertidali e perfino la montagna, dimostrandosi animali di carattere estremamente adattivo. Ad esempio, il caso più estremo è quello di Euophrys omnisuperstes, che vive fino a 6700 m slm (Wanless, 1975). Ovviamente, più ci si avvicina ad aree temperate, minore è la loro presenza. Difatti, sul globo certe specie arrivano ad abitare perfino alti territori del Canada e porzioni dell’Alaska, ma per l’appunto si tratta di un’esistenza dal bassissimo valore numerico (Cutler, 1982).
Sul territorio Italiano, questi ragni risultano facilmente reperibili sia in luoghi prettamente naturali come le campagne, sia in luoghi di influenza artificiale come le città, sfruttando ad esempio la loro tipica indole termofila su pareti assolate.
ABITUDINI
A differenza della maggior parte degli aracnidi, i salticidi sono animali unicamente diurni e ciò è coerente con la loro abilità visiva. Infatti, questa famiglia di ragni è caratterizzata da un picco di attività collocato soltanto nell’arco delle ore di luce di una giornata. La luminosità dell’ambiente favorisce un’accurata percezione delle circostanze, in modo da individuare dinamicamente gli input visivi generati dalle eventuali prede. I ragni saltatori sono cacciatori attivi e la ricerca del cibo viene effettuata compiendo una vera e propria esplorazione del territorio, sfruttando ovviamente la loro capacità di salto. Anche i ragni saltatori utilizzano la seta in molte fasi del loro ciclo vitale, come supporto per i movimenti, come componente di costruzione per i ripari (principalmente per la notte) e come involucro per il nido di deposizione delle uova.
CACCIA E PREDAZIONE
In linea generale, la tecnica di caccia dei ragni saltatori prevede un vero e proprio pedinamento della potenziale preda individuata, seguendola con il cefalotorace in modo da non perderla di vista. Proprio qui entrano in gioco la visione a 360° e la potenza di messa a fuoco degli AME. Effettuati tutti i possibili accertamenti, il salticide si prepara al balzo e, una volta pronto, attacca (Fig. 17). Pur essendo ragni relativamente piccoli, spesso non provano timore di fronte a prede anche notevolmente più grandi.
Tuttavia, la ricerca attiva non appartiene a tutte le specie. Esistono infatti generi, quali Phaeacius, che passano la maggior parte del tempo a scansionare i dintorni, rimanendo stazionari su un punto strategico come ad esempio un’altura, ad attendere le vittime al proprio cospetto. Altre specie invece, come quelle appartenenti al genere Portia o ulteriori quali Cyrba, Gelotia e Brettus, hanno la curiosa abitudine di invadere la ragnatela di altri ragni. Nello specifico, questi generi usufruiscono di una tattica mimetica che permette loro di generare stimoli vibranti, entrando in contatto con la seta straniera, così da disturbare il bersaglio e renderlo vulnerabile ad un attacco. Esiste però, curiosamente, una notevole eccezione da segnalare. Una specie che oltre alla dieta carnivora si ciba anche di nettare: Bagheera kiplingi, un Salticidae rinvenuto nell’America Centrale (Meehan et al, 2009). Grazie al suo comune stazionamento su alberi di acacia, B.kiplingi riesce a reperire il nutrimento necessario per vivere sfruttando i cosiddetti corpi Beltiani, noduli ricchi di proteine e zucchero collocati sulle punte delle foglie degli alberi abitati. Capita tuttavia che si infranga la dieta vegana, e che B.kiplingi si cibi di ragni conspecifici o di larve di formiche.
INTERAZIONI, CORTEGGIAMENTO E RIPRODUZIONE
Il corteggiamento, nei Salticidae, è davvero peculiare. Molti ragni saltatori mettono in primo piano la vera e propria apparenza visiva. Entra qui in gioco il marcato dimorfismo sessuale individuabile nei ragni saltatori. I maschi presentano solitamente colori molto sgargianti, opposto a ciò che accade solitamente per le femmine.
Durante l’incontro tra i due sessi, il maschio sfoggia spesso le proprie doti da ballerino, alzando e agitando il primo paio di zampe anteriori (più colorato e “tozzo”), avanzando con scatti diretti, raggiramenti eleganti, oscillamenti da un lato all’altro, movimenti a zig zag. In generale, il comportamento dei Salticidae durante il corteggiamento è ricco di sequenze di movimenti specifici, come ha dimostrato uno studio (Jackson & Macnab, 2012) sulla specie Plexippus paykulli.

Nell’ambito del corteggiamento è però unico il caso di generi quali quello dei ragni pavone, Maratus. Infatti i maschi, oltre ai basilari display di messa in mostra, innalzano e scuotono il proprio opistosoma, il quale, ai lati, possiede dei lembi apribili che aumentano la superficie visibile dai corteggiati, creando una sorta di figura da sventolare. Come se non bastasse, il paio di zampe più sviluppato di Maratus (insieme a Saitis) è il terzo, ed è quello che esibiscono, in modo da abbinarlo meglio all’addome vistoso. Non a caso viene definito “ragno pavone” (Fig. 18).
Gli esiti di un corteggiamento tra ragni saltatori possono essere vari, dal coinvolgimento attivo, all’indifferenza, o persino la fuga e l’aggressività da parte della femmina. Nel caso lei si conceda, il maschio effettua un vero e proprio arrampicamento sul corpo della partner, fino ad aggiustarle la posizione dell’opistosoma (roteandolo) in modo da esporre l’epigino, parte superficiale dei genitali femminili, ed inserire gli emboli, porzioni dei pedipalpi atte al trasferimento dello sperma. Come capita spesso nel mondo dei ragni, anche in caso di successo, per recuperare le energie perse e per favorire la deposizione dell’ovisacco, è sempre possibile che la femmina si nutra del maschio, il quale decide preventivamente di scappare in modo da salvarsi.
Dopo un arco di tempo variabile in base alla specie (dai pochi giorni fino ai mesi), la femmina costruisce un bozzolo, all’interno del quale ci si chiude per deporre le uova, le quali, successivamente al periodo di sviluppo, emergono in minuscoli ragnetti.
ALLEVAMENTO E POPOLARITA’
La famiglia dei Salticidae ospita alcuni degli aracnidi più popolari tra quelli scelti per l’allevamento e l’osservazione casalinga. Specialmente negli ultimi anni, grazie all’aspetto più gradevole rispetto ad altri ragni determinato principalmente dagli occhi, i ragni saltatori sono riusciti a riscuotere successo. Il loro mantenimento in terrario è poi abbastanza semplice.
Il genere preferito è Phidippus, endemico del territorio nordamericano, con una prevalenza della specie P.regius e delle sue innumerevoli varietà cromatiche. Queste, sono principalmente dovute alla differenza dell’iniziale luogo di ritrovamento in natura, vale a dire le cosiddette “locality”. Esse non sono propriamente definite a livello tassonomico, ma hanno un ruolo importante nell’allevamento della specie. P. regius raggiunge dimensioni notevoli per un Salticidae, fino a 2 cm di lunghezza del corpo.
Il loro allevamento risulta abbastanza semplice. Avendo abitudini diurne ed essendo cacciatori attivi, per vivere necessitano di luce (almeno 8 ore al giorno, sia artificiale sia naturale a patto che quest’ultima non sia solare diretta), e di temperature mai inferiori ai 20°C, dato che durante l’anno nel loro ambiente naturale è prevalente un range caldo (oltre i 30°C). Il contenitore per la stabulazione ha come canoni la trasparenza e la ventilazione adeguata, la prima per favorire il passaggio della luce e la seconda per garantire la salute respiratoria del ragno oltre ad un corretto mantenimento dell’umidità (è richiesta una media del 70%).

Gli stadi di vita a partire dalla nascita, spesso indicati con la sigla “Fh” (Fresshaut, termine tedesco per la muta) oppure “i” (instar) sono all’incirca 8, e man mano che i piccoli cresceranno, si avvicineranno sempre più all’aspetto adulto. La tipica distinzione tra i sessi la si può notare nell’habitus degli adulti, con femmine dalla colorazione più chiara e i maschi più scuri. A seconda della locality, però, gli esemplari di P.regius possono mostrare diversi colori, dal bianco acceso alternato a macchie più scure come capita nelle femmine “White Bahamas”, fino a tonalità arancioni e beige alternate ad un marroncino chiaro nel caso delle “Everglades” o delle “Florida”, per non parlare poi dei cheliceri, che vanno dal fucsia brillante fino al verde acceso o celeste. Ovviamente, quando si tratta di esemplari di primissimi stadi vitali, la distinzione tra i due sessi risulta impossibile. Altre specie del genere Phidippus che circolano in commercio sono P.audax, P.pius, P.bidentatus, e P.otiosus.
In secondo piano, a causa della sua scarsa reperibilità, viene Hyllus, un genere asiatico contenente i salticidi più grandi al mondo, raggiungendo anche i 2.5 cm di lunghezza del corpo. In allevamento sono presenti varie specie, ma le più note sono 3, H.diardi, H.walckenaeri, e H.giganteus. La loro cura rispetta in linea di massima le caratteristiche di stabulazione valide per Phidippus regius, ma vi sono esigenze differenti. Maggiore è la loro necessità di temperature alte e con essa vi è quella di un tasso di umidità più importante (80% circa). Ciò che occorre tenere a mente è che il margine di errore nel mantenimento deve essere minimo. Si può dire siano ragni più attaccati all’ambiente naturale dal quale provengono, e risulta quindi altamente consigliabile un set-up ricco quale quello offerto dai terrari naturalistici. A questo riguardo, però, va sempre chiarito che questa tipologia di terrari richiedono cure molto specifiche e più frequenti.
LA PASSIONE PER I RAGNI SALTATORI
Distaccandoci dal campo più scientifico del discorso, e alleggerendo un po’ la premessa eseguita sopra, ciò che possiamo scoprire su questi curiosissimi ragni dall’aspetto e dalle abitudini vivaci viene estrapolato soltanto studiandoli con passione. Immergersi nel mondo affascinante dei Salticidae, rappresenta un passo dalla profondità e potenza unica, e questa famiglia di araneomorfi, possiede la capacità di condizionare noi uomini e indurci a ridurre le nostre esistenze alle loro, come d’altronde succede nel momento in cui vi è immedesimazione durante la cura di un animale. Può apparire esagerato, ma questo connubio tra l’osservazione dei Salticidae e la nostra vita quotidiana riflette la meraviglia intrinseca che emerge quando si esplora la complessità del mondo naturale. Nonostante la loro dimensione apparentemente insignificante, questi ragni ci offrono un’occasione di contemplare l’interconnessione di tutte le forme di vita.
Ma oltre a ciò, il legame tra noi e i Salticidae sottolinea un importante concetto: anche le creature più piccole possono esercitare un’influenza significativa sul nostro modo di vivere e percepire il mondo che ci circonda. La capacità di immedesimarsi con esseri così diversi da noi ci spinge a rivalutare il nostro ruolo nell’ecosistema più ampio, incoraggiandoci a coltivare un senso di responsabilità nei confronti della biodiversità.
In definitiva, il mondo dei Salticidae non è solo un regno affascinante da esplorare, ma funge anche da specchio che riflette la nostra connessione con la natura. Forse, nella consapevolezza di questa interdipendenza, possiamo scoprire nuove prospettive e ispirazioni che trasformeranno il modo in cui percepiamo non solo i ragni saltatori, ma l’intero disegno della vita che ci circonda.
REFERENZE
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